giovedì 23 ottobre 2014

storie di tramontana

una mattina mi svegliai con la voglia di vento.
di quello fresco, proveniente da nord, che m’asciugasse dall’umido di un sole ormai stanco.
i colori tenui di un’aria stantia dovevano essere brillantati, mi dicevo.
brillantati da un vento di verità, che mettesse a nudo l’essenza del mondo.
come tutte le cose belle, il vento si fece attendere.
come i compimenti, come le soluzioni, come le cotture ci mise dei giorni a decidere di alzarsi dal suo letto comodo e d’incamminarsi verso sud.
nel frattempo il mio sud guardava ogni giorno verso l’orizzonte.
il mio desiderio di ascoltare le sue storie era troppo deciso, più forte del sole stesso, più potente di un’estate rimpianta, più vigoroso delle sere allungate, più chiaro delle ombre grigiastre della notte.
volevo che mi raccontasse dei vicoli stretti stretti, pieni di silenzi e dell’aroma dei camini accesi, apparentemente disabitati, eppure pieni di vita e di atomi di bellezza.
non sono portata per la città e per la sua solidità.
no.
sono come il burro, racchiusa in un panetto per un po’ e pronta poi a sciogliermi, per farmi spazio.

la città resta sempre al suo posto, sempre uguale a se stessa, rigida e con poche cose da dire.
il vento lo sa e, appena arrivato, la ignora e passa oltre.
e così fece allora.
si eresse fiero e prese la sua corsa.
cominciò a scavalcare le montagne e a guadare i fiumi e a spirare in mezzo ai boschi e ad attraversare le strade e a bersi i vicoli e a carezzare tutti i tristi e a schiaffeggiare i meschini e a raccogliere foglie ingiallite e a urlare tutta la sua potenza di essere vento e di sapere tutto dell’universo!
tutto.
finalmente giunse in città, a sud, dove io con lo sguardo cercavo impaziente il suo arrivo, e la oltrepassò.
grida di storie mi penetrarono le orecchie e odori antichi mi fecero straripare le narici.
era lei, finalmente, proprio lei!
la tramontana.
con tutto il suo vigore pieno di femminilità e di forza e dei suoi capelli allungati dalle strade percorse.
le campane iniziarono a ballare.
solo loro, nessun’altra voce le oscurò.
quelle di città suonano, sì, ma nessuno le ascolta.
troppi rumori, troppe grida, troppe voci, troppe confusioni.
erano campane provenienti da altrove e si facevano avvertire, proprio per essere ascoltate.

suonavano ed io restai sospesa in quell’attimo, a render loro gloria.
suonavano e nessuna macchina si accese, nessuna voce s’alzò, nessun rumore fiatò.
suonarono le campane di un altrove venuto da nord.

e quanto amo, io, le campane che si fanno sentire e le storie portate dalla tramontana.

bi

[nicoletta ceccoli artist]


"il tempo è necessario perché le cose non avvengano tutte insieme"
james hillman

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