mercoledì 24 luglio 2013

granelli di sabbia


alla voce "accadimenti"

la bellezza dei granelli di sabbia sta nel loro bersi i raggi di sole, in quel fenomeno ascetico di succhiarseli dentro fino al midollo e rilasciarli sotto forma di calore per le ossa.
era questo che pensava, mentre se ne stava sul bagnasciuga, sotto il sole infuocato delle due. in disparte, separata, distante dal vociare familiare dei suoi.
assaggiata dai pensieri suoi, intimi e caldi di un luglio prossimo alla luna piena. dal sentimento amaro del non sentirsi compresa, il più delle volte. laddove comprensione sta anche come contrario di esclusione.
esclusa dalle ottusità, dalle tediose liti quotidiane, dai minuti sempre troppo spaccati, dai panni da stirare impilati sulla sedia a capotavola, dal citofono che suona ma non si sa chi sia, dalle scadenze protratte, dalla morsa alla bocca dello stomaco d’infelicità altrui.
giaceva lì come fosse compresa nei minuscoli granelli di sabbia, un tutt’uno dorato e splendente. le voci degli altri allontanate dai suoni del suo respiro intimo, assente di una presenza traslata.
il mare era debole e lo sciabordio una musica lenta eppure potente, costante come il ticchettio di un orologio segna spazio. un orologio segnato da ere e non da ore.
aveva portato le ginocchia piegate verso il grembo e le aveva puntate dritte verso il cielo. azzurro, certo quanto vero era il movimento del suo braccio destro.
aveva disteso il suo telo chiaro direttamente a terra, per sentire la sabbia massaggiarle le spalle e la schiena. il braccio sinistro lungo il corpo, lasciato a riposo. come a spegnere il suo mondo razionale, non appena distesa. la testa era lasciata morbida ad assecondare il vento leggero che le stemperava il calore sulla cute.
amava il mare da sempre, persino da prima. non avrebbe mai potuto abitare in un posto troppo interno. l’acqua era il suo elemento primario, il suo luogo segreto, la sua tana. si sentiva a casa.
si era lasciata sola pure da se stessa, strappata dal corpo accalorato. un piccolo astro che vagava nell’universo del primo pomeriggio era diventata. si aggirava in atmosfere sottili e vacue, colorate di tinte pastello leggermente impallidite.
una madre differente, così si sentiva. di quelle che alzano sì la voce, ma che portano le proprie labbra dirette nel cuore dei propri figli. vedeva una ginestra coltivata in sua figlia e un etereo piccolo principe in suo figlio.
la libertà, quella avrebbero dovuto imparare. e lei sapeva come insegnarla loro, estirpandogliela dalle loro nature differenti e sepolte. 
il vento s’era fatto più intenso e il suo corpo ebbe un sussulto. pensieri lontani le colpirono il centro del cranio accaldato, da farla girare su se stessa.
una scossa quel vento, un scatto che la riportò dove giaceva. lì, proprio. era il vento di ponente, quello che gira col sole. quello che senti tutto il giorno sotto la pianta dei piedi. l’aveva resa più inquieta. cominciò, senza accorgersene, a maneggiare quei granelli con più insistenza e più forza. quasi stizzita ed innervosita da quel ritorno verso di sé. in fondo vagare era nel suo innato essere.
granelli su granelli portati via dal vento, mentre affondava le sue dita lunghe in basso, sotto la sabbia. per ritirarla fuori e rilasciarla libera per l’aria.
- scusa…?
qualcuno stava rompendo la sua quiete solitaria.
- sì?
rispose, un po’ stordita. si sollevò appena sui gomiti, le gambe ancora in grembo. un figuro slanciato e scuro la fissava negli occhi, i capelli portati un po’ lunghi, le orecchie chiuse dentro una musica sconosciuta.
- scusa, non è mia abitudine…
bello, lo era. e corporeo, non percepito o immaginato o sfumato. vero.
- scusa, ma sai… la sabbia, il vento... non lo faccio mai, perdonami.
garbato e con una voce soffice e sfuggente.
- scusa, non lo faccio mai. ma è da un po’ che mi stai ricoprendo di sabbia. che dici, può bastare?

bi
 
 


[foto di klaus ledorf]
 

2 commenti:

  1. Sto post è scritto in maniera differente dagli altri. Si capisce già dalle prime dieci righe. Mi piace di più. C'è evoluzione, c'è cura invisibile ma più netta, c'è precisione nell'eleganza delle parole cercate. c'è nuova linfa. Stai a volà.

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    1. grazie a te, ff.
      per i tuoi stimoli, per le nuove possibilità di scrittura, per i confronti sempre vivi e mai stantii.
      grazie di cuore.

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