mercoledì 26 settembre 2012

dimmi che c’entra l’aceto di mele

i posti sicuri sono talmente certi che quasi più nessuno li ritrova. intendo dire quando nascondi qualcosa, tipo.
tu gliela affidi, al posto sicuro, e lui ti prende in parola: la inghiotte.
e poi quale posto sicuro dei tanti posti sicuri al mondo sarà quello a cui ho prestato il mio amatissimo olio profumato al legno di rosa? e tutte le candeline bianche e viola?
perché quando arriva l’autunno a me piace rinchiudermi in casa la sera e scaldare questi oli profumosissimi, così poi sogno meglio e sogno rosa. l’olio di rosa è infatti il mio preferito.   
ci vorrebbe un eroe, perché solo gli eroi, che infatti sono eroi, sanno tutto e salvano tutte le situazioni e mi restituirebbero, volando con il loro lungo mantello scuro, il mio olio di rosa.

il concetto di leccarsi le ferite è deficiente. nel senso che manca-di. è mancante della magia che gli animali hanno, ma noi no!, di leccare ed asciugare una ferita, curandola e guarendola per sempre.
noi invece quando lecchiamo bagniamo e non va bene, quindi che cavolo ci mettiamo a leccarci le ferite? che così non si cicatrizzeranno mai?
dico io, che me le sono leccate per una vita.
basta leccare le ferite! lasciamolo fare agli animali che sono capaci e magici, noi facciamo che prendiamo un po’ di olio dell'albero del tè, ci disinfettiamo e via.
scordiamoci della ferita e amen.

la parola ferragosto non mi viene proprio, tant'è vero che io lo chiamo capodanno.
non c’è mai stata una volta una che io lo abbia chiamato per bene: fer-ra-go-sto.
niente, mai, sempre ca-po-dan-no.
oltretutto concettualmente non è proprio sbagliato, perché per me l’anno è sempre cominciato a settembre, mai a gennaio.
gennaio è gennaio e settembre è inizio anno e quindi ferragosto è capodanno e capodanno no.
non mi piace la parola ferragosto. e neanche emoticon, antibiotico, sicurezza, persona speciale, società, ba’, esclusivo, vintage, finanza, vediamoci, psicologo, razionalismo.
sono una strana forte, sì.   

uno una volta mi ha aperto la macchina e mi ha rubato lo stradario. un a-zeta tascabile di roma, capito?
mica lo stereo, i documenti, lo specchietto, la macchina… no, lo stradario, un oggetto (ormai) d’altri tempi.
poi la mattina ho aperto la macchina e l’ho trovata tutta piena di roba in disordine: documenti buttati sul sedile, cassettino a penzoloni, frontalino dello stereo buttato per terra…
ma quello ci credo: è più vecchio di me, momenti.
il ladro avrà detto:
- oddio che poveraccia questa con lo stereo a musicassette! è pure mezzo rotto... facciamo che mi prendo solo lo stradario, fa sempre comodo.
sarà stato uno d’altri tempi come me.

vorrei annusare di nuovo la rosa dentro casa, contare quante olive sono nate nella pianta dell’olivo sul balcone che ho chiamato olivia, comprare l’aceto di mele e lavarmici i capelli, abbracciare un elefante, riuscire ad andare due volte a settimana all’università, stendere la ruga arrabbiata che ho in mezzo agli occhi, non schifarmi troppo e riderci su, la pioggia forte, il sole il sabato, il vino bianco aromatico sempre freddo in frigo, ricordarmi il cucchiaino di miele agli agrumi la mattina prima di bere il latte, leggere i miei due nuovi libri di simone de beauvoir, non avere bisogno dei soldi, partire tutti i venerdì per l’abruzzo, varcare la soglia, passeggiare per i boschi e riconoscere i funghi senza staccarli e un sacco di altre cose che mi scriverò sull’agenda, se no qui arriviamo a capodanno un'altra volta...  
visto che c’entra l’aceto di mele?
c’entra sempre tutto quello che ci vuoi mettere nelle cose.
e ciao.

bi



["enchanted evening", di philip straub]

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