giovedì 27 settembre 2012

pensate se un giorno ci svegliassimo e vivessimo come accade nelle pubblicità

pensate se un giorno ci svegliassimo e vivessimo come accade nelle pubblicità.
ci stiracchieremmo su candide e profumatissime lenzuola pulite (mica quelle che uno normale cambia ogni settimana), un letto superfico pieno di cuscini (che tra un po’ lasciano dormire i cuscini sul letto e si sdraiano sul tappetino), la luce del sole che entra dolcemente dalla finestra (che non si sa come abbiano fatto a dormire bene se non è buio), pregiatissimi mobili chiari (mica quelli di ikea).
e saremmo già truccate. sì.
le donne delle pubblicità sono già tutte belle riposate, pulite, non puzzano, né hanno bisogno di una doccia, hanno pelli perfette e pigiami seducenti e tacchi dieci (oppure girano scalze) e sono perfettamente e leggermente truccate.
perfette, si svegliano già perfette.
entrano in cucina, con la vestaglia che fa pendant con il pigiama e che vola lasciando una scia luminosa dietro di sé, e hanno tutta la famiglia bell’e sorridente che le attende…
due figli (mai uno in più o uno in meno, percarità -che ansia-) già lavati pettinati profumati vestiti abbinati, che mangiano nutella senza sporcarsi intorno alla bocca e senza imbrattare le tovagliette, che sembrano di garza e seta, non di cotone (i figli ideali di mia madre, in pratica), i quali, prima di alzarsi di tavola, la baciano e si alzano svelti, perché non vedono l’ora di andare a scuola.
ripeto: non vedono l’ora di andare a scuola.
poi c’è lui, marito: leggermente spettinato, sbarbato (si vede che a lui la barba non cresce), vestito sportivo-scic (cioè chic) e che la guarda con gl’occhi dell’ammore (cioè amore) e le versa latte e caffè nell’ampia tazza bianca di porcellana, che se cade quella sono sette anni di povertà, non di disgrazia.
comoda, no? per tutti i giorni, dico.
poi si lavano tutti e quattro insieme i denti nel loro bagno di trenta metri quadrati (ce l'avete pure voi, no?) e si specchiano ridendo, senza sgocciolare, senza appiccicarsi il dentifricio bianco sulla maglietta nera (che io invece sempre), senza avere la sensibilità dell’acqua fresca ai denti, felici, tutti e quattro felici da fare senso.
vanno in macchina e la macchina brilla come una stella a mezzanotte e non trovano mai traffico e se il traffico c’è hanno accanto l’uomo o la donna più belli del mondo e il semaforo è sempre verde e se è rosso ti guardano e ti strizzano l’occhiolino ridendo tutti pieni di denti bianchi che sembrano cinquantaquattro e non ventotto o trentadue se hai ancora quelli del giudizio e la macchina costa pochissimo che pare te la regalino e se ti fai bene i conti invece la fregatura c’è ma non è chiara e arrivano e trovano subito parcheggio e ci si infilano con una manovra sola e nessuno dietro che smadonna o gli frega il posto e scendono che sembrano gli dei dell’olimpo sulla terra che manco si schifano di starci sulla terra e pranzano e si mettono in bocca una gommetta da masticare e la carie è scongiurata per sempre e nel pomeriggio non lavorano ma si prendono caffè e tè in posti all’aperto in cui non piove mai e se piove e starnutiscono ingoiano un affare dentro l’acqua calda e la sera vanno a un concerto tutti pimpanti e zeppi d’energia più di prima.
cioè, fico, no? conviene troppo svegliarsi e vivere come accade nelle pubblicità.
mica come noi comuni mortali che entriamo in macchina e la macchina è sporca dentro e fuori e senza soluzione perché al lavaggio alle sette di sera (cioè quando possiamo andarci noi) c’è la fila che metà basta e il traffico c’ammazza e ci toglie ogni giorno due ore di vita e il semaforo è sempre rosso anzi arancione che sta per scattare e ci fotte e ci becchiamo pure la multa e i nostri vicini di macchina c’hanno il muso nero più lungo e nero del nostro nero che chi sa se si sono lavati i denti che la bocca non la aprono manco morti se non per urlarci che è verde e ci dobbiamo muovere e la macchina è vecchia e sale la temperatura dell’acqua e le rate costano care perché non ce ne fanno più fare solo trentasei ma ci fanno finanziare tutto (perché non abbiamo più una lira ma non lo sappiamo ancora) e paghiamo un mutuo di sei anni (dico sei) per un cesso di macchina che invecchia ogni giorno più veloce di quanto invecchiamo noi che la paghiamo e arriviamo e non troviamo mai parcheggio se non a un chilometro di distanza e a un euro e cinquanta l’ora e ci mettiamo un quarto d’ora per fare manovra solo perché quello dietro ci si è già appiccicato al culo perché ha fretta e smadonna e ci suona o ci frega il posto perché noi (onesti e rispettosi) facciamo manovra perbene di culo mentre lui c’entra da davanti e c’attacchiamo perché tanto lui già se n’è andato e poi trovato il parcheggio per miracolo scendiamo che siamo tumefatti che sembriamo gente dei gironi danteschi messa male o che ha un contrappasso di brutto e pranziamo e ci puzza il fiato perché quella della tavola calda usa l’aglio in polvere e avvelena il palato a noi e le mucose nasali a chi lavora con noi e le gomme da masticare dopo un minuto sono belle che andate e sanno di plastica riciclata e uranio impoverito e nel pomeriggio lavoriamo eccome altroché caffè e tè e cioccolati in posti fichi con le siepi e le candele accese e se piove ci becchiamo subito una bella influenza o una tracheite che combattiamo a botte di paracetamolo e antibiotici perché non abbiamo tempo di farci una cura preventiva omeopatica o magari non ce ne frega niente di farcela e la sera sudiamo come maiali per far abbassare i trentanove di febbre.
pensate se un giorno ci svegliassimo e vivessimo come accade nelle pubblicità.
sapete che botta di culo…

bi



2 commenti:

  1. ah ah ah, delizioso. Davvero delizioso. Sei brava a prendere per il culo il povero Banderas, che fa le gocciole al cioccolato tutte le notti per queste famigliole immaginarie! :)

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