lunedì 19 novembre 2012

la lattaia e altre cose così

la lattaia ha sempre avuto un nome che non le è mai servito.
lattaia è lei solo lei e nessun'altra al mondo, che di maria ce ne sono tante e di lattaia una sola.
lattaia significava tante cose: piccola, mora e riccia, con due gote rosa acceso e un po' ruvide, sorridente con tanti denti, con un grembiule celeste dai bordi bianchi e una grossa tasca al centro della pancia, occhiali con profonde lenti chiare, un dialetto stretto tra le labbra che mi faceva ridacchiare, una minuscola bottega lunga circa dieci passi e larga otto, la busta di latte bianca, di latte quello buono che non me lo ricordo quasi più, con le stelline azzurre.
stelline magre, intendo, tipo il simbolo della neve.
solo lei mi consegnava tra le mani quella via lattea per un soldo che le davo.
lei profumava di rosetta alla mortadella e la sua bottega pure.

una persona che si emoziona facile ha spesso una vita difficile.
esiste pure la pelle che si emoziona, io ne conosco una.
la pelle che si emoziona non è più quella discreta di un tempo.
di quando se ne stava in disparte e osservava tutto e non parlava con nessuno.
diventa rossa, s'infiamma, produce brufoli fuori stagione, prude, a volte si crede di essere una tela del puntinismo, altre dell'impressionismo, separa ma lascia trapelare, fa da confine eppure no, si sente assediata e reagisce.
straripare, potrebbe straripare.
straripare d'amore e non reagire più, sentendosi accerchiata.
 
da qualche tempo indovino le canzoni alla radio entro i primi dieci secondi.
questa cosa mi ha messo pensiero.
perché appena parte la canzone dico subito:
- ah, bella questa!
e la azzecco.
non mi sento intelligente, mi sento di più una robottina.
una specie di generatore automatico di titoli di canzoni dette a mente e senza voce.
ma guarirò, ne sono certa.

visto?
pure san martino s'è stufato ed è partito con l'estate sua.
era roba sua e, dopo avercene fatto assaggiare qualche sorso, ha detto che il nettare è finito e che novembre scalpita, perché vuole fare l'autunno inoltrato che conduce la natura verso il freddo e l'oscurità invernale.
fuori c'è confusione.
le fragole pensano che sia primavera e sono nate nel vaso di a., le margherite pure si sono spalancate nei vasi di l., gli storni ancora non partono, perché credono che in fondo qui non si stia poi così male e altre cose strane così.
questo tepore illude.
questo tepore ha illuso pure loro.

incrocerò di più le parole e le farò roteare come girandole colorate.
diventeranno farfalle, senza passare per il bruco.
il tedio mi svilisce e impallidisce, a me che sono già diafana di mio.
sono giorni difficili, di parole difficili.
non so stare composta quando serve.
e ora serve, sì.

bi 
 
 
 

"la scrittura per me è un tentativo disperato di preservare la memoria.
i ricordi, nel tempo, strappano dentro di noi l'abito della nostra personalità, e rischiamo di rimanere laceri, scoperti.
così scrivere mi consente di rimanere integra e di non perdere pezzi lungo il cammino."

isabel allende
 
 
[paper sculpture by the british artist sue blackwell, da design-dautore.com]

 

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