martedì 24 aprile 2012

il gelato col cappellaio matto




repetita iuvant.
e ieri è stato proprio così.
in fila per fare merenda e prenderci il nostro bel gelato e dare il benvenuto (o quasi) al sole e al cielo azzurro delle cinque e mezzo del pomeriggio.
mi pare una cosetta semplice e lineare, o sbaglio?
se non fosse che il gelato lo stavo prendendo con lei.
come lei chi?
ma lei-proprio-lei, quella dell'insalata da addobbare del pranzo per farle conoscere, capito?
la signorina-addobba-insalatone si arreda pure il suo gelato e i gusti, come i fatti dimostrano più di mille parole, sono una scelta di vita, che la vita te la condizionano, tipo come quando sei a un bivio e devi girare: ecco, verso dove?
- senti, lo yogurt come lo fate?
ho cominciato a tremare.
io le avevo soltanto detto:
- dai, prendiamoci un gelato quando finisco di lavorare!
cioè, il messaggio parrebbe chiaro ai più: ho finito di lavorare, mi sono sparata le mie nove ore cominciando alle otto (santissimatrinità), ho una nebulosa in testa che non ti dico, l'idea che una supernova mi può anche essere scoppiata in testa mica solo in cielo e manco lo so, il peso delle relazioni sociali del giorno poco relazioni e pure poco sociali. capito?
volevo solo un gelato, tipo così.
in semplicità, sorridendo, dicendoci due baggianate sotto al sole, con quel venticello delle cinque e mezzo del ventitré aprile, poco caos, nessun impegno se non avere di fronte la mia superamica.
già, lei.
questo non lo avevo calcolato o giù di lì.
e al suo "lo yogurt come lo fate" un brivido gelido mi ha percorso la schiena e mi ha fatto voltare vorticosamente verso la povera malcapitata sgranando gli occhi.
- che frutta avete da mettere sopra lo yogurt? perché io lo voglio con la frutta fresca sopra, senza sciroppo colorato, oppure con uno sciroppo che non sia alla fragola. oddio, io sono allergica alle fragole! non è che ce l'hai solo alla fragola? e oltre alle fragole che altra frutta posso mettere sopra allo yogurt magro? a me non piace il melone, occhei? l'anno scorso me lo facevate buonissimo, mi ricordo bene. e mi ricordo anche che sempre l'anno scorso...
ho spento le orecchie. e basta.
non ce la potevo fare, stavo soffrendo per lei, l'altra, quella che lo yogurt stava per prepararlo, o quantomeno avrebbe dovuto prepararlo... già.
- senti - dico io, interrompendo quell'eresia e intenerendomi verso la ragazza dai grandi occhi celesti e gentile dentro e fuori - comincio io: mi fai un cono piccolo con nutella, crema e panna, per favore?
cioè, mica ci vuole una disquisizione filosofica, no?
che per dirlo io... un cono e basta e poi ti scegli due o tre gusti, no?
no. non per lei, ecco.
dunque, mentre la ragazza dolce dagli occhi celesti e i capelli lisci tirati e composti è presa nella preperazione del mio cono-senza-troppe-pretese, lei si illumina.
- anche io voglio un cono!
vedi alle volte l'emulazione e l'apprendimento per imitazione quanto fanno del bene al prossimo?
laddove il prossimo è l'altra, quella gentile con gli occhi celesti e il sorriso sincero e accogliente.
decide per un cono e pure velocemente.
occhei, ma con un gusto sconosciuto mai sentito prima proprio che conosce solo lei e il genio che l'ha ideato e l'ha impastato e messo lì.
e come ti sbagli.
uno è pistacchio, e va bene, dell'altro non so riportarvi assolutamente il nome, tutt'al più posso provare a descrivervene il sapore: una roba che sa tipo di noccioline americane buonissima, sì, e con un retrogusto che ti spara carie nei molari e premolari già da lontano.
comunque fantastico, non c'è che dire.
occhei: il pranzo va in un modo, la merenda in un altro, poi vi racconterò anche dell'aperitivo e della cena.
va presa a piccole dosi, come il cappellaio matto.
ma una cosa è certa: non le permetterò mai di uscire dalla mia vita.

bi

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