venerdì 6 aprile 2012

luigetta

mia mamma aveva una nonna piccola piccola, leggera e leggiadra, un po' dispettosa e di nome luigetta.
il solo nome luigia, senza il diminutivo -etta, non avrebbe saputo rappresentare quell'aria da furbetta che aveva.
capelli raccolti in un fragile ma scuro chignon, figura esile, passo spedito, amore smodato per gli animali, in particolare per insetti e farfalle, dotata di una forte spiritualità e spesso isolata in devota preghiera, generosa, sorridente e astuta, buona, frizzante e friccicosa, piuttosto rapida e scattante nei movimenti un po' spigolosi, a tratti autoritaria e consapevole della donna che fosse, di estrazione semplice e di cultura contadina, legata alla terra tanto da averne l'odore sempre addosso, una matriarca.
un'abruzzese.
me la raccontano così coloro che la conobbero, mamma luce compresa.
proprio lei ne era fortemente intimorita, ne subiva l'autorevolezza, ne sfuggiva lo sguardo quasi potente, si nascondeva dietro le spalle di sua madre per proteggersi da quella donnina così energica.
è che qualsiasi guaio e marachella venissero combinati in casa o nei paraggi, luigetta ne accusava quella poveretta, perché era la più piccola e la più svelta e la più probabile, mentre il responsabile era un altro, che ne usciva sempre indenne.
luigetta la furia dormiva in una stanza tutta per sé, rivolta a sud, con una lunga finestra che guardava la costa verde della montagna, il pavimento grigio un po' puntinato, un letto con un'alta spalliera in legno scuro, un armadio lucido e specchiato, un comò marrone con tre cassetti a manici pendenti squadrati ed il pianale in marmo, ricoperto da centrini fatti a mano, un lume fioco e un rosario appeso.
le pareti erano tutto un santo, santino, altarino, fiorellino, animaletti idolatrati, insettini e farfalline venerate.
mai uccidere anche solo una formica in sua presenza, chiunque ne avrebbe subito le pene peggiori.
oggi quella stanza è ancora lì, è solo meno ampia, ha sempre quell'alta finestra rivolta a sud che guarda la costa verde.
ci sono delle alte pareti bianche, un pavimento color miele, un letto con un'alta spalliera bianca, un comò a tre cassetti rosso scuro con su candele e fiori profumati e uno specchio in legno a forma di sole, fotografie di cavalli e gatti, un quadro chiaro con leggerissime farfalle in rilievo, un piccolo armadio bianco opaco e specchiato.
è la mia stanza.
e ogni tanto mi capita di respirare un odore di terra e udire un suono lontano di preghiere e vedere delle bellissime farfalle volare libere e parlare senza parole con una donnina che è così tanto presente anche in me.

bi


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