venerdì 18 maggio 2012

non accettare caramelle dagli sconosciuti e non dare loro un passaggio semmai fai un sorriso un po' così e via



sono cose che capitano e questa è capitata a me tempo fa.
però cercate di non prendermi come esempio, perché non si può mai sapere come vadano a finire queste cose qui.
insomma faccio la curva a destra e vedo uno che si sbraccia animatamente sul ciglio della strada e temo quasi mi voglia finire sotto le ruote, lasciandomi poi con la coscienza di una che ammazza gli uomini.
d'istinto mi fermo. e tiro giù il finestrino.
(è una cazzata bi, non si fa! quante volte ti hanno detto che non ti devi fidare? che non puoi sapere chi incontri? e se ti tira fuori un coltello? e se ti deruba? e se ti violenta? e se ti uccide?)
oddio, ecco, mi sono fermata e ho tirato giù il finestrino!
- scusi, è che sono a piedi e mi fanno male le gambe.
non ha mostrato uno sguardo da maniaco o da ladro, posso continuare ad ascoltare. al limite faccio uno scatto felino, lasciando al volo la prima, rigorosamente già infilata, e gli stacco un braccio.
- dovrei arrivare fino alla posta, mi ci porta?
alla posta. dunque, sono circa settecento metri, mi pare, andando dritto e girando a sinistra e percorrendo un tratto di strada in cui c'è vita.
che faccio? dico di no e punto? dico che non ho tempo? dico che non si fanno certe domande a una signorina? ina? dico che chi sei, anzi chi è lei?
- prego, salga.
ecco qua. mi sudano le mani e dico dentro di me che la voce di prima che diceva della cazzata forse avesse ragione.
- è che al giorno d'oggi uno non si fida a concedere un passaggio, con la gentaccia che gira.
mo perché mai mi deve fare questo discorso? sta mettendo le mani avanti così poi se mi vìola può dire sempre quanto me lo avesse fatto capire e quanto io invece non lo avessi afferrato?
- esatto. siamo sfiduciati.
capito? noi siamo sfiduciati, cioè io sto dentro quel noi e sono sfiduciata e tu stai dentro quel voi di cui uno è sfiduciato, siamo intesi?
- lei ha mai abbracciato un albero?
un albero.
se l'ho mai abbracciato.
(bi, chi cavolo è costui? una processionaria?)
- in effetti credo di no. mi ci sono arrampicata, quello sì.
- dovrebbe farlo, abbracciare un albero è una magia bellissima. ha visto dove ha preso me? lì, sulla sinistra, c'è quella specie di giardino con gli abeti. ecco, vada lì, ne abbracci uno. se no abbracci l'albero che più la ispira.
silenzio, mentre io non so veramente cosa dire (che è tutto dire).
arriviamo alla posta, si gira e prima di scendere mi sorride e mi ringrazia:
- grazie, così posso pagare la bolletta. abbracci l'albero, non si scordi. arrivederci.
- grazie a lei... grazie per l'albero...
(grazie per l'albero, bi? che caspita dici?)
bene, cosa ne pensiate poco importa, sta di fatto che questa cosa dell'albero è rimasta per un bel po' di tempo e ogni volta che passavo, e che passo, davanti a quegli abeti io comunque ci penso proprio.
poi un albero l'ho abbracciato, eccome. ma non uno di quelli, perché lì ci passano le macchine, magari pure qualcuno che sa chi sono, e mi è venuto in mente che il mondo non sia pronto a vedere una che abbraccia un albero alle cinque del pomeriggio, senza pensare che sia una pazza.
ho abbracciato una quercia. alta, robusta, verde e rigogliosa.
ed è stata un'esperienza straordinaria.
però sia chiaro: voi non concedete passaggi agli sconosciuti, mi raccomando!
andate direttamente ad abbracciare il vostro albero.

bi

"fin da piccola glielo diceva sempre papà
non prendere caramelle dagli sconosciuti in città
ora è cresciuta e va da loro a farsi il carico
le vendono in sacchetti ma non lavorano all'haribo
fa come la befana senza il sacco
le nasconde nelle calze

se le compra al parco
risparmia i soldi per un nuovo acquisto
non compra il disco di zucchero
ma lo zucchero in disco"


caramelle dagli sconosciuti

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